FONTI

I documenti storici su Caresto

Caresto ADS Fondo Armanni 1312

Caresto, 1312: la prima testimonianza del castello

Il console del Comune di Gubbio ottiene la riconferma di un affitto

Il 9 dicembre 1312 dominus Ugolino riconferma al console di Gubbio Matia l’enfiteusi di un terreno presso Foliano, nel territorio di Caresto.

Nell’atto pubblico, di cui questa è una trascrizione realizzata verso la metà del Seicento, Caresto ci viene presentata per la prima volta come una curia castri, ovvero una località fortificata a guardia di un territorio più vasto, nel quale sono presenti altri insediamenti sparsi.

Tra i confinanti si trovano i signori Filippo e Jacopo de Biscina testimonianza degli interessi di famiglie, appartenenti a un’altra località, del complesso sistema agricolo, infrastrutturale e difensivo esteso lungo il corso del fiume Chiascio.   

Segnatura: Archivio di Stato di Perugia, Sezione di Gubbio, Fondo Armanni, I-B-13, c.9

Caresto, 1345: il primo elenco di famiglie

La comunità di Caresto è sottoposta alla città di Gubbio

All’interno di un registro delle donazioni, concessioni e locazioni del comune di Gubbio ci vengono presentati per la prima volta i nominativi di 28 abitanti che compongono la comunità di Caresto.

Queste persone vivevano nell’insieme delle località sparse sottoposte alla curia e ognuno di loro era il rappresentante di una famiglia, o fuoco.

L’atto, rogato il 25 ottobre 1345, è registrato tra quelli relativi al settore San Pietro a testimonianza che, nonostante la distanza, il Castello di Caresto è considerato a tutti gli effetti parte della città di Gubbio.

Segnatura: Archivio di Stato di Perugia, Sezione di Gubbio, Fondo Comunale, Libro donationum, n. 14, c. 14.

Caresto ADS Fondo Comunale 1345
Caresto ADS Savelli 1570

Caresto, 1570: la prima visita pastorale

Il vescovo Savelli visita la parrocchia di San Bartolomeo e la chiesa di San Cristoforo

Il 17 settembre 1570 la chiesa sussidiaria di San Cristoforo (Xpofano) di Fanucchio e la parrocchiale di San Bartolomeo sono raggiunte dalla prima visita pastorale organizzata da Mariano Savelli, vescovo di Gubbio; le scarne note delle ordinazioni trasmettono un clima di povertà diffusa.

Parroco, o rettore, di questa parrocchia è Michele Biniolo che – leggiamo - avrà l’obbligo di sistemare la porta senza chiave e serratura, restaurare gli affreschi posti sopra l’altare perché sono irriconoscibili e sistemare i candelabri e l’asta da stendardo evidentemente in cattivo stato.

Si tratta della prima descrizione di elementi decorativi e liturgici presenti nella chiesa di Caresto.

Segnatura: Archivio Storico Diocesano di Gubbio, Visite Pastorali, 19.2 c, Savelli

Venezia, 1582: Caresto per la prima volta su un libro

In un volume sulla storia delle famiglie italiane Caresto è tra i possedimenti dei Gabrielli

Nel fiorire dell’editoria Cinquecentesca quest’opera, organizzata in molteplici libri, ha la pretesa di raccontare la storia delle più importanti famiglie italiane, offrendo una conoscenza dettagliata delle loro origini, relazioni e alleanze.

Tra i nomi dei più celebri capitani e generali, vi è quello degli eugubini Gabrielli .

Scorrendo l’elenco della cronologia relativa a questa famiglia, arrivati al 1251, vi è un elenco dei castelli che saranno posseduti da questa famiglia, tra questi non sfugge quello di Caresto (seguito da Giomici e Biscina).

È la prima volta che Caresto è menzionata in un testo a stampa e la sua fama si allarga oltre i confini del territorio eugubino.

Segnatura: Sansovino Francesco (1582). Della origine et de fatti delle famiglie illustri d’Italia.. Altobello Salicato: Venezia..

Caresto Venezia 1582
Caresto ADS Carpegna 1635

Caresto, 1635: una descrizione fotografica

Il vescovo Carpegna visita Caresto e descrive l’abitato in maniera minuziosa

Nel nome del Signore, Amen.” Così inizia il verbale di visita, scritto in latino, del 6 novembre 1635, testimonianza del vescovo di Gubbio, Ulderico Carpegna, a Caresto. Gli atti che accompagnano questo storico passaggio rappresentano a tutti gli effetti la prima e più minuziosa descrizione degli ambienti ecclesiastici, dell’abitato e della società di cui oggi disponiamo. Nel secondo paragrafo leggiamo: "Il castello è ormai completamente in rovina; solo la chiesa, insieme alla casa del parroco, rimane intatta e accoglie una piccola comunità. Nonostante abbia il titolo di parrocchia, essa è comunque soggetta al vicario di Coccorano."

Segnatura: Archivio Storico Diocesano di Gubbio, Visite Pastorali, 19.4 e, Carpegna

Coccorano, 1642: Caresto e la pieve ecclesiastica

Dall’indice della visita pastorale di Monaldi, l’elenco della circoscrizione ecclesiastica

Il 20 agosto 1642, sotto l’episcopato di Orazio Monaldi, la vicaria di Coccorano è raggiunta da una nuova visita.

Quest’entità territoriale può essere paragonata a una sorta di micro-provincia guidata da un vicario o prevosto che amministra la giurisdizione per conto del vescovo.

Dall’indice degli atti possiamo conoscere i luoghi di culto organizzati attorno a questa località: Sant’Antimo, Coccorano (chiesa matrice, parrocchia e sede della vicaria), Sant’Arcangelo in Castro farnesi, Giomici (sede parrocchiale), San Benedetto, Coccorano (sussidiaria della parrocchia di Sant’Antimo), la nostra San Bartolomeo, Caresto (sede parrocchiale), San Giovanni Battista, Biscina (sede parrocchiale) e San Pietro, Coccorano (sussidiaria della parrocchia di Sant’Antimo).

Segnatura: Archivio Storico Diocesano di Gubbio, Visite Pastorali, 19.4 i, Monaldi

Caresto ADS Monaldi 1642
Caresto ADS Brogliardo 1766

Caresto, 1766: le proprietà della chiesa di San Bartolomeo

La puntuale descrizione delle particelle catastali ci svela i proprietari e la tipologia dei terreni

Tra i proprietari menzionati nel "Brogliardo della Villa di Caresto" realizzato nel 1766, troviamo la Chiesa di S. Bartolomeo.

Questo è l’ente ecclesiastico preposto all’amministrazione dei beni posti in capo alla parrocchia e gestiti dal rettore. L’ammontare complessivo della superficie intestata a questo ente è di 27 ettari.

Il podere legato al castello comprende l’orto e la casa del curato di circa 1.000 mq, a nord un terreno lavorativo nudo di circa di circa 21.800 mq e a sud un terreno incolto a pascolo con querceto di circa 26.600 mq per un totale di quasi 5 ettari.

Oltre all’intera proprietà del castello posto sulla sommità della Villa di Caresto l’ente ecclesiastico possiede, nel medesimo territorio, due poderi denominati Col di bruscolo e Le Piaggie

Segnatura: Archivio di Stato di Perugia, Sezione di Gubbio, Brogliardo della Villa, o Parocchia di S. Bartolomeo di Caresto, e Villa di S. Stefano d’Arcella, fascicolo 41

Caresto, 1770: un lungo elenco di proprietari

La suddivisione delle particelle catastali svela il puzzle della società locale nel Settecento

In questo registro, composto nel 1770,è contenuta la mappa, suddivisa in particelle numerate, della Villa di Caresto con la denominazione dei proprietari.

Il territorio ha una superficie di circa otto chilometri quadri (il dodicesimo per estensione del territorio eugubino), è frazionato tra 33 proprietari e ognuno di loro possiede mediamente 25 ettari.

Il maggior proprietario terriero, per superficie, di Caresto è il marchese Carlo Mosca di Pesaro con circa 160 ettari tra i quali si trovano svariati poderi detti: Valdiboccio, Piano de Saracini, Caipucci e Le Piaggie. Al secondo posto troviamo i Monaci Olivetani di San Pietro con una proprietà di circa 120 ettari. La famiglia Baldelli possiede quasi cento ettari, attestandosi come la terza più significativa proprietaria locale, seguita dalla famiglia Fioriti.

Segnatura: Archivio di Stato di Perugia, Sezione di Gubbio, Cancellerie del Censo di Gubbio, Catasti antichi, n. 25, 1760-1768. Pagina 105.

Caresto ADS Ghelli 1770
Caresto ADS Pecci 1851

Caresto, 1851: l'ultima visita alla parrocchia di Caresto

La vista di Pecci è l’ultima visita prima della soppressione della parrocchia di San Bartolomeo

In questo documento prestampato in latino sono riportate le sintetiche disposizioni emanate dopo la visita del vescovo di Gubbio, Giuseppe Pecci, il 16 settembre 1851.

Il parroco di Caresto, Sebastiano Meriggioli, riceve conferma della persistente mancanza di manutenzione della chiesa, già segnalata mezzo secolo prima.

Sono richiesti interventi di restauro sulle murature, sul campanile e sulla porta, oltre a uno scavo attorno all’edificio sacro per limitare i danni causati dall’umidità.

Probabilmente per contrastare il degrado dovuto alle difficili condizioni economiche e sociali, la parrocchia di San Bartolomeo, che includeva anche la chiesa di San Cristoforo, viene aggregata, inizialmente in via provvisoria, alla parrocchia di Carbonesca.

Tuttavia, l’autonomia parrocchiale non sarà mai più ripristinata.

Segnatura: Archivio Storico Diocesano di Gubbio, Visite Pastorali, 19.54, Pecci

Castello di CARESTO

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