IL MITO

Le tradizioni locali legate a Caresto

Caresto: la mitica fondazione Ligure

Secondo una fantasia, documentata già a partire dal Seicento, il territorio di Caresto avrebbe avuto quali suoi primi abitatori una colonia di liguri statielli provenienti da Carystum, un villaggio fortificato collocato nella zona dove ora sorge la città di Acqui Terme, nel Piemonte meridionale.

Nel 173 a.C. le legioni romane guidate dal console Marco Popilio Lenate attaccarono e distrussero a tradimento Carystum.

In ricordo degli antichi abitatori, poi risarciti ma romanizzati, il nuovo insediamento sarebbe stato battezzato Aquae Statiellae.

La leggenda sostiene che a seguito di questa battaglia gli abitanti, ridotti in schiavitù furono, invece, venduti ai romani di Perusia (Perugia) e qui relegati a vivere e a lavorare in colonie agricole nel territorio montuoso che sovrasta la valle del Chiascio.

Dal nome della loro antica capitale avrebbero così fondato, in territorio eugubino, Caristo da cui Caresto e Carestello, distanti tra loro circa dieci chilometri.

Si segnala inoltre la presenza dell’eremo di Caresto, in comune di Sant’Angelo in Vado (Pesaro e Urbino), a circa novanta chilometri dalla nostra località, ultimo resto della fortezza alto-medievale di Caresto, oggi completamente trasformata.

Liguri fondazione Caresto

Rappresentazione immaginaria della sconfitta dei Liguri da parte dei Romani

Caresto gallerie

Rappresentazione immaginaria di uno degli ingressi ai cunicoli

Un intreccio di oscure gallerie comunicanti

Sui colli solitari ai margini del Comune di Gubbio, il Castello di Caresto custodisce un segreto antico e quasi dimenticato.

Le memorie raccontano di una rete di cavità sotterranee, scavate nei secoli del tardo medioevo, che avrebbero funto da vie di fuga e ripari in caso di assedio, permettendo agli abitanti di sfuggire ai nemici attraverso oscure gallerie.

Questi passaggi segreti, dicono, si estendevano fino alla vicina frazione di Casacastalda, dove un tempo sorgeva un castrum fortificato: una connessione nascosta che consentiva al castello di mantenere un contatto vitale con le aree circostanti anche nei momenti più critici.

Oggi, però, di questi misteriosi cunicoli non resta alcuna traccia visibile.

Nessuno sa con precisione dove siano, e non esistono mappe che li indichino. Ma nella memoria di alcuni anziani del luogo vive ancora il ricordo di queste gallerie sotterranee: visioni d’infanzia di ingressi umidi e ombre scure che si perdevano nel ventre della terra.

Si dice che alcuni di questi passaggi fossero così stretti e angusti da sembrare tunnel scavati da creature infernali piuttosto che da mani umane.

Con il passare del tempo, i cunicoli furono murati: i bambini vi si avventuravano troppo spesso, attratti dalla loro oscurità misteriosa e dagli echi di storie antiche.

Questa rete segreta tra Caresto e Casacastalda, come le tante leggendarie reti di cunicoli sotterranei in ogni angolo della nostra penisola, resta avvolta nel mistero, sepolta nelle leggende locali e nelle paure di un’epoca ormai lontana.

Alla ricerca del Vitello d'Oro

A Caresto, antico castello dell’Umbria, si tramanda una leggenda avvolta nel mistero, che parla di un “Vitello d’Oro” nascosto nei suoi anfratti sotterranei.

Questo prezioso idolo, ricoperto d’oro e intriso di potere, sarebbe solo uno dei tanti tesori sepolti nella regione: monete, antiche armi, e reliquie d’ebano, protetti da terre impervie, torri diroccate e castelli dimenticati.

La storia del Vitello d’Oro, però, potrebbe nascondere un collegamento ancora più antico e oscuro, legato alla battaglia del Trasimeno, dove il cartaginese Annibale inflisse una delle più gravi sconfitte alla Repubblica Romana nel 217 a.C.

Si dice che, durante la sua avanzata verso la Puglia, Annibale e il suo esercito abbiano nascosto numerosi tesori lungo il cammino umbro, temendo di perderli nelle fauci della guerra.

Tra questi, un carro tutto d’oro, carico di monete e armature preziose, avrebbe accompagnato il leggendario idolo.

Nel corso dei secoli, molti tentarono di rintracciare il misterioso vitello, eppure i pochi che osarono sfidare le credenze popolari furono respinti da strani presagi e fenomeni inspiegabili.

Ma la sete di ricchezza e il fascino di un tesoro nascosto spesso hanno la meglio sui timori.

Anche in anni recenti alcuni sconsiderati, durante la ricerca del Vitello d’Oro, abbiano arrecato danni ingenti – di fatto vandalizzando - alle strutture del castello e al terreno circostante, scavando senza criterio e sfregiando le antiche pietre.

Si crede che l’ombra di un antico custode – il diavolo stesso, erede del dio Plutone – vigili su questo vitello d’oro, proteggendolo dagli occhi curiosi e dalle mani avidi.

E così, il segreto resta sepolto sotto la terra di Caresto, come se il prezioso tesoro di Annibale non volesse mai tornare alla luce, custodito in eterno dalla misteriosa forza che lo protegge.

Vello d'oro Caresto

Rappresentazione immaginaria di un vitello'd'oro

Taxus baccata Caresto

Il "Taxus baccata" presente a Caresto

Il Taxus baccata e i suoi poteri magici

Al centro della corte dell’antico castello, si erge un albero solitario e imponente: un Taxus baccata, conosciuto tra gli abitanti come l’albero della morte.

L’albero, così raro da queste parti, con le sue fronde oscure e le piccole bacche rosso sangue, si è guadagnato una fama misteriosa: fin dall’antichità, le bacche rosse, spiccatamente velenose, hanno ispirato racconti sui loro poteri malefici.

Secondo un’antica credenza locale, chiunque ingerisse queste bacche sarebbe condannato a vagare senza pace nel regno dei morti, legato per sempre all’anima dell’albero.

Le testimonianze degli anziani delle vicine località di Carbonesca e Casacastalda dicono che un tempo i rametti dell’albero venivano usati come amuleti nei matrimoni o come decorazioni durante la festa di San Bartolomeo, a cui è dedicata la chiesa di Caresto.

Secondo la tradizione, un piccolo ramo di tasso era in grado di proteggere chi lo portava con sé, purché non se ne abusasse.

Un altro racconto parla del legame tra il tasso e le anime dei defunti.

Si dice che, durante le notti di tempesta, l’albero emani una sorta di lamento, simile a un sussurro nel vento, come se le anime intrappolate nei suoi rami trovassero voce.

Oggi questa pianta è come un guardiano della Valle del Chiascio, un antico custode che osserva silenzioso tutto ciò che accade tra Colpalombo e Valfabbrica.

Chissà quanti segreti ha raccolto sotto le sue radici, quante anime ha accompagnato nel loro ultimo viaggio, e quante leggende nasceranno ancora, finché la sua ombra continuerà a proteggere questo angolo di mondo.

I Cavalieri Templari in Umbria

Tra il 1145 e il 1312 i Cavalieri Templari si diffusero in Europa e anche in Umbria, insediandosi soprattutto lungo vie strategiche per commercio, controllo militare e pellegrinaggi. Il periodo si apre con la bolla Militia Dei di papa Eugenio III, che concesse loro autonomia e proprietà, e si chiude con Ad Providam di Clemente V, che dopo la soppressione dell’Ordine trasferì i beni agli Ospedalieri.

In Umbria la presenza templare è documentata in vari centri della provincia di Perugia (come Scheggia, Fossato di Vico e Sigillo), lungo la direttrice verso l’Adriatico.

A Perugia, la concessione della chiesa di San Gerolamo (1243) e la fondazione di San Bevignate testimoniano un radicamento importante, legato anche al controllo politico ed economico del territorio.

Diversa è la situazione di Caresto, nell’alta valle del Chiascio.

Nonostante la posizione potenzialmente strategica, mancano prove documentarie di una presenza templare significativa.

L’area era sotto il controllo di Gubbio e dominata da istituzioni religiose ben radicate, in particolare i benedettini (abbazia di Vallingegno, San Pietro, ecc.), che limitavano l’espansione di altri ordini.

Documenti del 1217 e del 1312 collegano Caresto al sistema difensivo eugubino, senza alcun riferimento ai Templari. Anche durante il processo contro l’Ordine (1310), svoltosi a Gubbio, emergono figure locali ma non legami con Caresto.

L’idea di una presenza dei Templari a Caresto deriva più da interpretazioni moderne, influenzate da narrazioni esoteriche e mediatiche, che da dati storici concreti.

Mito templari Caresto

Affresco (1260-1270) raffigurante il leone e i monaci templari nella chiesa di San Bevignate (Perugia)

Castello di CARESTO

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