Un tour nel sito di Caresto
1 Benvenuti a CARESTO
Il Castello di Caresto si trova nel cuore dell’Umbria, in posizione strategica tra le città e le diocesi di Assisi, Gubbio e Perugia; situato a 684 metri sul livello del mare, sovrasta l'alta valle del fiume Chiascio, un affluente del Tevere. Legata ai vicini castelli di Biscina, Coccorano e Giomici, rappresenta da secoli l'avamposto meridionale più avanzato del territorio eugubino, segnando il confine con l'area perugino-assisana.
La prima menzione di questa località risale al 1217; tuttavia, a causa dei feroci conflitti per il controllo politico e militare della regione, l’insediamento è stato demolito e ricostruito più volte, fino a raggiungere l’attuale fisionomia nel primo quarto del XV secolo ma, a causa della progressiva marginalità, il sito ha perduto la sua funzione abitativa e produttiva entro l'inizio degli anni Sessanta del XX secolo
2 Strada per San Cristoforo
A cavallo tra XIV e XV secolo Caresto si configura come un articolato centro amministrativo, chiamato Villa, sotto la cui giurisdizione sono poste numerose località sparse.
Oltre al castello, sulla sommità, tra le pendici e le valli del territorio collinare che risale le pendici della valle del Chiascio emergono nuovi toponimi; ognuna di queste località è collegata tramite un intricato sistema di sentieri boschivi.
Dalla cartografia del chierico Georgi del 1571/1574, così come da quella del geometra Ghelli del 1760/1768, apprendiamo che la primitiva strada di accesso al Castello proveniva da occidente ed era collegata a un sentiero (oggi non più percorribile) che, dopo circa 800 metri, portava alla località di Fanucchio e a un’altra antica chiesa, sottoposta a San Bartolomeo, dedicata a San Cristoforo e menzionata per la prima volta nel 1345.
3 Valle del fiume Chiascio
Il Chiascio, lungo 80 chilometri, scorre interamente in territorio umbro ed è affluente del Tevere.
Citato da Dante Alighieri nel Canto XI del Paradiso, nasce fra i monti di Gubbio e gli Appennini, dove i suoi rami si uniscono nei pressi di Costacciaro. Il Castello di Caresto è stato edificato a controllo di un tratto strategico, compreso tra Colpalombo e Valfabbrica, lambito dalle antiche vie Amerina a occidente e Flaminia a oriente, entrambe arterie del cosiddetto Corridoio Bizantino che tra il VI e l’VIII secolo permetteva di collegare Roma e Ravenna.
Proprio questo tratto, tra il 1206 e il 1207, è stato percorso da Francesco d’Assisi in viaggio da Assisi e Gubbio.
Le località che si affacciano su questa valle sono protagoniste di una celebre strofa della tradizione popolare eugubina: Alta Biscina, basso Coccorano, Giomici bello, Caresto sovrano.
Oggi le sue acque sono sbarrate da una grande diga che dà origine a un lago artificiale.
4 Chiesa di San Bartolomeo
Testimonianza tangibile di un'attiva comunità medievale è la prima menzione, risalente al 1333, di una chiesa dedicata a San Bartolomeo Apostolo.
Questo primitivo luogo di culto è andato quasi certamente distrutto, insieme al Castello, durante l'annientamento di Caresto ordinato da Antonio da Montefeltro nel 1392.
L'attuale edificio ecclesiastico risale verosimilmente alla ricostruzione avvenuta nel primo quarto del XV secolo venendo documentato nuovamente negli atti della visita pastorale del 1570.
Solo a partire da questo momento disponiamo di descrizioni dettagliate che ne delineano le caratteristiche essenziali. In questo luogo operava un'associazione laica di parrocchiani, detta Confraternita, dedicata al Santissimo Sacramento.
Il suo scopo principale era quello di promuovere la vita religiosa e curare la manutenzione dell’edificio ecclesiastico.
5 Torretta campanaria
Dallo studio della documentazione ecclesiastica emerge che il campanile è stato aggiunto successivamente alla costruzione della chiesa.
La sua edificazione risale all'ultimo quarto del XVI secolo, mentre la campana, utilizzata per secoli, è stata fusa qualche decennio più tardi, tra il 1619 e il 1635; questa era collegata a una corda fissata all’interno della chiesa da cui era possibile manovrarla.
Un censimento del 1941 ne conferma ancora la presenza e ne attesta il peso, stimato in circa 70 chilogrammi. Con l'abbandono della località, la campana è stata trafugata, lasciando solo il battacchio, oggi conservato dalla proprietà.
In anni recenti, per evitarne il crollo, sono stati eseguiti interventi di consolidamento sulla torre campanaria.
6 Statue dei santi Filippo e Giacomo il Minore, apostoli
Nonostante la sua essenzialità, le descrizioni più antiche indicano che la chiesa possedeva un apparato pittorico raffigurante i principali santi venerati dalla comunità.
A causa del progressivo degrado, nel 1784, il vescovo ha ordinato un restauro completo dell’edificio, comprendendo l'imbiancatura delle pareti.
Verosimilmente in quell'occasione, nonostante le limitate risorse economiche, la comunità è riuscita a finanziare l'ammodernamento della parete absidale, arricchendola con decorazioni a stucco su due nicchie, forse preesistenti, e commissionando due sculture a grandezza naturale.
Queste raffigurano i Santi Filippo e Giacomo il Minore apostoli, oppure, secondo un'altra ipotesi, San Cristoforo e San Giacomo il Maggiore, le cui ricorrenze erano celebrate nelle festività locali.
7 Fosse sepolcrali
In quanto parrocchiale la chiesa disponeva di un'area consacrata destinata alla sepoltura in terra dei parrocchiani defunti.
Nel 1635, l’area cimiteriale si estendeva lungo il muro perimetrale, sulla destra dell’edificio, ed era delimitata da una recinzione in pietra.
Da tempo immemorabile però i defunti erano sempre stati sepolti sotto l'aula principale della chiesa.
È probabile che già dalla ricostruzione Quattrocentesca fossero presenti sotto il pavimento due fosse sepolcrali, profonde un paio di metri e separate per uomini e donne della parrocchia.
Alcune ipotesi suggeriscono che queste camere ipogee fossero in uso fin dal periodo medievale, forse originariamente impiegate come fosse granarie del primitivo castello.
8 Casa del curato/rettore
Data la primitiva funzione di presidio territoriale pubblico, i beni mobili, immobili e fondiari del Castello di Caresto, la cui superficie totale nel 1760 ammontava a 27 ettari, sono stati affidati nel corso del XVI secolo all'amministrazione ecclesiastica, detta prebenda, sotto la gestione del parroco di San Bartolomeo, in qualità di rettore.
La sua umile dimora, posta al centro dell'attuale insediamento, è senza dubbio il risultato di ampliamenti, interventi e migliorie che si sono susseguiti nel corso dei secoli.
Nel 1635 sappiamo essere suddivisa in tre stanze e dotata di una cantina, in un momento successivo è probabile che, oltre al curato, qui poteva soggiornare anche il conduttore dei terreni circostanti.
9 Orto
A partire dalla seconda metà del XV secolo la superficie di terreno adiacente alla cosiddetta Casa del curato è stata protetta da un massiccio sistema di muratura in pietra che ne ha delimitato l’area.
Se inizialmente questo doveva essere il luogo preposto alle adunate della comunità, con la cessione dell’insediamento alla prebenda parrocchiale di San Bartolomeo questa superficie, quantificata in circa mille metri quadri, doveva essere stata progressivamente convertita alle coltivazioni ortive.
Descritto per la prima volta nel 1635 l’orto era a diretta conduzione del curato il quale, grazie all’aiuto di un parrocchiano, ne coltivava le variegate specie vegetali, anche officinali, presenti.
Con l'abbandono della località durante il XIX secolo, l'orto è stato dismesso.
10 Cisterna
Essendo collocato sulla cima di un colle l’approvvigionamento idrico del Castello di Caresto doveva avvenire tramite il trasporto da uno dei numerosi corsi d’acqua nelle vicinanze o tramite la raccolta delle acque piovane.
Negli atti della visita pastorale del 1635 viene menzionata l’esistenza di un pozzo nelle pertinenze della cosiddetta Casa del curato, presenza che viene confermata anche dalle rilevazioni cartografiche del geometra Ghelli effettuate tra il 1760 e il 1768.
Non conosciamo le caratteristiche di questo primitivo manufatto, ma sappiamo che in un momento successivo il pozzo è stato sostituito da una cisterna per la raccolta delle acque piovane.
11 Cassero
Cuore e simbolo di un castello è il suo cassero; la presenza di questa tipologia edilizia accomuna le strutture difensive-militari fortificate e nasce nel pieno medioevo principalmente con lo scopo di custodirne i tesori più preziosi o, in ogni caso, l’armeria.
Il primitivo cassero del Castello di Caresto è stato quasi certamente raso al suolo nella demolizione del 1392 voluta da Antonio da Montefeltro.
L’attuale cassero, ricostruito nel primo quarto del XV secolo, è frutto di almeno un intervento di restauro concesso dal potere comunale e avvenuto nel 1559 che segna la fine dell’uso militare della località, votata ormai all’uso abitativo e produttivo.
Dalla descrizione del 1635 sappiamo che questo edificio doveva essere già in stato di rovina e per questa ragione, nel 1763, la famiglia Fioriti ne cede definitivamente la proprietà alla prebenda parrocchiale di San Bartolomeo.
12 Punto fiduciale IGM
Sulla sommità del cassero, quella che sembra una torretta posticcia è in realtà un punto fiduciale dell'Istituto Geografico Militare (IGM).
Questi punti sono essenziali per i calcoli trigonometrici necessari alla misurazione del suolo e alla creazione di mappe catastali. Solitamente si trovano in luoghi di particolare rilevanza, come alture, campanili, chiese ed edifici storici.
A ciascuno di essi sono associate precise informazioni: coordinate nel sistema geografico/Gauss-Boaga, numeri di identificazione catastali, e ordine di triangolazione.
Questi manufatti sono di estrema importanza e riconosciuti ufficialmente dal sistema catastale nazionale.
13 Forno a cupola a legna, in materiale laterizio
La prima testimonianza della presenza di un forno nel Castello di Caresto risale alla visita pastorale del vescovo Ulderico Carpegna, avvenuta nel 1635.
La sua funzione principale è legata alla preparazione di panificati per la sussistenza delle famiglie residenti in questo luogo.
È possibile che il forno fosse utilizzato anche a scopo artigianale per la cottura della ceramica, al fine di produrre modesti utensili per uso domestico.
Tra il XVII e il XVIII secolo, la locale Confraternita del Santissimo Sacramento (v. Chiesa di San Bartolomeo), si occupava della cottura dei pasti in occasione delle principali festività religiose, servendo la comunità della Villa di Caresto, qui radunata insieme al clero locale.
14 Tasso comune (Taxus baccata)
La presenza di questa pianta, assai rara in questo territorio, caratterizza il paesaggio collinare di questa porzione della Valle del Chiascio.
La sua origine è verosimilmente legata alla presenza, fin dal XVII secolo, di un orto a disposizione del Rettore o Curato di San Bartolomeo per il suo sostentamento e per quello dei suoi coloni.
La pianta avrebbe potuto fornire riparo e protezione dalla luce solare per determinate coltivazioni vicine e, in minime quantità, essere utilizzata in preparati officinali.
Numerose fonti orali testimoniano l'uso dei suoi rami come oggetti decorativi in occasione di matrimoni o festività locali, come la festa dei Santi Filippo e Giacomo, la festa di San Cristoforo o la festa di San Bartolomeo apostolo, a cui la chiesa è dedicata.
15 Antiche mura sommitali
Un presidio militare è, per sua definizione, uno spazio difeso da un sistema di infrastrutture fortificate.
Un rudimentale sistema murario in pietra doveva circondare il primitivo Castello di Caresto fin dal XIII secolo.
Questa infrastruttura difensiva deve aver protetto il Castello durante le feroci scorribande armate del XIV secolo ma, con la demolizione di Caresto da parte di Antonio da Montefeltro, deve aver perduto la sua utilità e pertanto non ha più subito interventi di aggiornamento, consolidamento o restauro.
Lacerti di un’antica circonferenza muraria sono osservabili ancora oggi, sebbene estremamente degradati e discontinui, nei boschi che circondano l’insediamento sopraelevato.
16 Muraglia superiore
Con la ricostruzione dell’abitato nel primo quarto del Quattrocento si avverte l’esigenza di superare l’ormai rudimentale sistema difensivo a protezione dell’antico Castello così, nel 1471, i rappresentanti della comunità stipulano un contratto di lavoro con i maestri Petrus Johannis e Baldojacobus Giorgi del Lago Maggiore.
Queste maestranze, evidentemente molto qualificate, ricevono l’incarico di costruire i muri del castello di Caresto con materiali buoni e affidabili.
Grazie a un atto di donazione sottoscritto sei anni dopo sappiamo che lo spazio protetto dalla nuova muraglia, ormai completata, assume una funzione pubblica come luogo della comunità deputato all’adunata dei consigli e alla stipula degli atti ufficiali.
© 2026 | Tutti i diritti riservati | Crediti
Daniele Marchetti
Realizzazione, web design e grafica
Giorgio Uberti e Roberto Anelli
Contenuti, foto e ricerca storica
Giuseppe Bariona
Coordinamento e produzione
Daniele Marchetti
Realizzazione, web design e grafica
Giorgio Uberti e Roberto Anelli
Contenuti, foto e ricerca storica
Giuseppe Bariona
Coordinamento e produzione